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Nel 1420 papa Martino V approvò la Congregazione del beato Pietro da Pisa dell’ordine di San Girolamo, nota col nome di Girolamini. Fondatore ne era stato il nobile Pietro Gambacorta vissuto dal 1335 al 1430. L’ordine ebbe grande importanza nella vita religiosa dell’intero urbinate, perché nato nel cuore di quella terra, a Montebello sulle Cesane si era sviluppato immediatamente, sino a giungere a Frontino.

L’ascetismo del beato Pietro e lo stile di vita predicato, facevano si che i fondatori dei monasteri Girolamini, fossero nella maggior parte dei casi famiglie nobili, semplicemente facoltose o pie. Così avvenne anche per il Monastero di San Girolamo.

Nel 1500 il vescovo del Montefeltro, Luca Mellini, concedette a Don Ghisello della famiglia Vandini, la facoltà di erigere la chiesa di San Girolamo. Tre anni dopo, il 13 Luglio 1503, l’opera fu avviata.
Alla sua fondazione la chiesa fu dedicata a “Santa   Maria Gratiarum”, seguendo    l’usanza dell’ordine che a essa dedicarono le loro prime chiese. Dal 1507 è detta anche di San Girolamo, nome che divenne ufficiale nel 1540 con la bolla di Papa Paolo II. Ed è proprio nel 1507, come riporta l’epigrafe posta all’esterno della chiesa, che sorge il convento.




Il solenne portale d’ingresso alla chiesa, reca al centro in bassorilievo il trigramma bernardiano, adottato adesso come stemma della Residenza. All’interno la sala conserva cinque altari. L’altare maggiore con la tavola di Giovanni di Bernardino da Longiano. L’opera presenta la Vergine in trono che tiene sulle ginocchia il Bambin Gesù. Sul capo della Madonna due angeli reggono il velluto e la corona, ai suoi piedi un altro angelo suona la mandola, alla sua destra San Girolamo le offre simbolicamente la chiesa di San Girolamo, alla sinistra è San Giovanni Battista e dietro a lui in ginocchio è don Ghisello Vandini, finanziatore della costruzione.

Sullo  sfondo  si  può   vedere il    panorama di Frontino, il Sasso Simone, il Sasso di Pietrarubbia e probabilmente la città che Cosimo de’ Medici nel 1460, preoccupato dell’ascesa di Federico II di Montefeltro, aveva fatto erigere come avamposto del Gran Ducato di Toscana. La città adesso è scomparsa, ne restano pochissime tracce. Fu abbandonata pochi anni dopo la fondazione per le avverse condizioni climatiche della zona in cui era stata edificata.

          

Nel convento sono state recuperate le antiche cellette dimore dei frati. Fra queste stanze le più particolari sono quella del priore, diversa dalle altre per il soffitto a cupola che favorisce la circolazione dell’aria calda e quella che doveva essere l’erboristeria arredata con un grande camino su cui è incisa la data di costruzione (1553) e il trigramma bernardiano.

Al piano terra, oltre al chiostro che conserva un ciclo di affreschi    recanti    leggende   rimate, è stato recuperato l’antico refettorio decorato con motivi pompeiani. Negli affreschi è raffigurata l’Ultima Cena e San Girolamo dedito alla lettura assieme ad un altro frate girolamino.

L’intero complesso che sino a pochi anni fa era un rudere oggi grazie al restauro curato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e finanziato dall’Amministrazione Comunale, è uno dei gioielli del Montefeltro.

Vi auguriamo una buona visita e un buon soggiorno.

 



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